PONTIDA – Il pratone di Pontida trabocca di bandiere di tutte le regioni. Sul palco, prima ancora che parli Salvini, viene scoperta la targa che intitola il prato a Umberto Bossi, morto lo scorso 19 marzo: è la prima Pontida senza il fondatore, e l’omaggio ai “militanti che non ci sono più” apre la giornata con la cornamusa e il Va’ Pensiero.
Bastano pochi minuti perché la festa torni a essere quello che è sempre stata: un rito di appartenenza. Cartelloni con la scritta “Grazie Umberto” si alternano a cartonati di Ursula von der Leyen, il volto ritoccato con l’intelligenza artificiale per farla sembrare in lacrime, affiancata da due motociclisti in cartone con i caschi forati per farci passare la testa e scattarsi una foto, sotto l’hashtag #ursuladimettiti e lo slogan “più motori, meno Green Deal”. Una decina di trattori si allineano ai bordi del prato e per tutta la mattina suonano il clacson ogni volta che dal palco arriva un applauso. Alcuni militanti raccontano che quest’anno di pullman ne sono arrivati meno degli altri anni.
A metà mattina il primo a parlare è Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato e segretario della Lega Lombarda, l’uomo che da settimane guida la fronda dei governatori del Nord. Dalla platea partono contemporaneamente due cori opposti, “Romeo, Romeo” e “Matteo, Matteo”, e alcuni militanti distribuiscono fischietti per farsi sentire. Romeo non rinuncia alla sua proposta: “Non vogliamo una Lega divisa, ma una confederazione con Nord, Centro e Sud”, dice, spiegando che “l’unico modo per conciliare la Lega nazionale con le richieste dei territori è pensare a una confederazione” e che “il federalismo non divide, unisce”. Chiude con toni concilianti: “Viva la Lega, sempre. Facciamo risaltare sempre di più la squadra, un concetto vincente. Questa è la parola d’ordine”.
Poco dopo tocca a Luca Zaia, ex governatore del Veneto, arrivato con decine di pullman dalla sua regione. Anche lui viene accolto da cori di “Segretario, segretario”. Dal palco rivendica l’identità storica del Carroccio: “Non siamo né di destra né di sinistra”, dice tra gli applausi, ricordando che “la Lega è nata come partito liberale, per la grande battaglia dell’autonomia e del federalismo” e che “le battaglie epocali che abbiamo iniziato con Bossi continuiamo a portarle avanti”. Chiede al governo “un progetto per il Nord e uno per il Sud”.
Poi, in tarda mattinata, sale sul palco Matteo Salvini, in maglietta bianca, una mano sul cuore. L’ovazione dura più di cinque minuti, tra i cori “Matteo, Matteo” e “C’è solo un capitano”, e più volte durante il discorso la folla lo interrompe di nuovo per acclamarlo, tanto che una voce nella folla, vicino a chi scrive, commenta a bassa voce che quella gente “se li saranno pagati di sicuro”, tanto le urla sembrano organizzate. Interi settori del prato indossano magliette identiche “Io sto con Salvini”, e sopra di loro sventolano striscioni con scritte come “Non esiste altro leader all’infuori di te”.
“Grazie, è già difficile parlare, me lo rendete ancor più complicato”, dice Salvini prima di cominciare. Poi arriva l’annuncio che nessuno si aspettava fino in fondo: “Domani convocherò il consiglio federale della Lega a Milano e proporrò nel mese di ottobre di convocare un congresso straordinario della Lega per decidere insieme, ma poi rilanciare uniti e compatti”. Il segretario mette sul tavolo la propria leadership: “Torno al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia e lo chiederò alzata di mano”, dice, prima di aggiungere, con tono da resa dei conti: “Certa gente senza dignità non può avere parola dove c’è l’Alberto da Giussano, certa gente è solo a caccia di poltrone e non le troverà a casa nostra”.
Il resto del discorso è un elenco di rivendicazioni pensate per galvanizzare la base più che per il governo: il superamento della legge Fornero attraverso Quota 64, la riduzione delle tasse sui redditi dei giovani, l’aumento della flat tax per partite Iva e artigiani, un contributo dalle banche, 100mila alloggi per le famiglie in difficoltà con priorità ai genitori separati. Sulla sicurezza chiede “il vostro mandato per portare sul tavolo degli alleati 10mila militari addestrati a portare sicurezza nelle nostre città”, e dedica un passaggio commosso a Mario Roggero, il gioielliere condannato per aver ucciso due rapinatori: “Il mio pensiero va a un lavoratore italiano che in questa domenica non è a casa, ma in un carcere”, dice, promettendo di estendere il concetto di legittima difesa perché “chiunque aggredisca a mano armata deve sapere che la sua vita è a rischio”. Sull’immigrazione lega il tema alla sicurezza e al “fanatismo islamico”, chiedendo lo stop alla costruzione di nuove moschee e al burqa e al velo, proprio mentre sul palco, poco prima, erano salite le donne del collettivo francese Nemesis, fondato nel 2019 da Alice Cordier, che indossavano il burqa per poi toglierselo gridando “libertà, libertà” contro quella che hanno chiamato “islamizzazione” dell’Italia. Salvini avverte anche sui rischi dell’intelligenza artificiale per il lavoro, citando milioni di posti potenzialmente a rischio.
Una parte consistente del discorso è dedicata alla stampa. Salvini attacca un articolo del Foglio che, a suo dire, avrebbe descritto il pratone come vuoto e definito “mercenari” i partecipanti: “Sciacquatevi la bocca quando parlate della Lega di Pontida”, dice rivolto ai giornalisti, mentre dalla folla parte il coro “Vergogna, vergogna”. Chiude tornando alla parola della giornata: “Si vince uniti e la Lega è e sarà più unita che mai”, per poi lanciare l’ultima frase, quella che i suoi ripeteranno nei prossimi giorni: “La Lega non ha padroni e non è in vendita”.
Il nome che aleggia su tutta la giornata, senza che nessuno dal palco lo pronunci mai, è quello di Roberto Vannacci. Fino a febbraio l’ex generale era vicesegretario del Carroccio. I sondaggi lo danno al 7,7%, sopra la Lega, ferma al 5,6%, e Ipsos stima che oltre un quinto di chi aveva votato Lega alle Europee del 2024 sceglierebbe oggi lui. È anche per questo, dicono da via Bellerio, che quest’anno il palco di Pontida non ha ospitato un solo leader straniero, a parte l’atteso videomessaggio dello spagnolo Santiago Abascal su Ceuta: una Pontida “identitaria”, concentrata sulla propria base, dopo l’edizione dello scorso anno in cui Vannacci era stato tra i protagonisti.
La partita, però, non riguarda solo la Lega. Un sondaggio Supermedia AGI/Youtrend colloca la coalizione di governo al 41% senza Futuro Nazionale, contro il 44% del centrosinistra: senza una Lega in salute, il centrodestra non avrebbe i numeri per governare da solo. L’unico partito in grado di colmare la differenza è proprio quello di Vannacci, che Giorgia Meloni ha finora escluso dalla coalizione definendolo troppo estremista.

